Dalla ricerca alla cura: alla Federico II di Napoli la terapia genica apre una nuova era per l'emofilia B

25 agosto 2026 di
@kiranet.it

Ci sono innovazioni che rappresentano molto più di un avanzamento scientifico: segnano un cambio di paradigma. È quanto accaduto all'Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli, dove è stata eseguita per la prima volta in Campania una terapia genica destinata a un paziente con emofilia B.

Il risultato assume un valore ancora più significativo se si considera che, in Italia, soltanto due strutture sono attualmente abilitate a offrire questo trattamento altamente specialistico. Un traguardo reso possibile dall'integrazione di competenze multidisciplinari, dall'elevata specializzazione dei professionisti coinvolti e dal rispetto di rigorosi standard clinici e organizzativi.

Il trattamento è stato effettuato presso il Centro Hub per l'Emofilia e le Malattie Emorragiche Congenite dell'AOU Federico II, diretto dal professor Matteo Di Minno. A ricevere la terapia è stato Enrico, quarantenne napoletano, primo paziente campano giudicato idoneo dopo un accurato percorso di valutazione.

Un'unica infusione per cambiare il futuro

L'emofilia B è una malattia rara causata dalla carenza del Fattore IX della coagulazione e, fino a oggi, ha richiesto nella maggior parte dei casi infusioni endovenose periodiche per prevenire sanguinamenti e complicanze.

La terapia genica introduce una prospettiva completamente diversa. Attraverso una sola infusione viene trasferita nelle cellule del fegato una copia funzionale del gene responsabile della produzione del Fattore IX. L'obiettivo è permettere all'organismo di produrre autonomamente la proteina mancante, riducendo in modo significativo il rischio di emorragie e la dipendenza dalle terapie sostitutive.

Secondo le evidenze cliniche disponibili, i benefici possono protrarsi per molti anni, arrivando in diversi casi fino a circa 25 anni, pur richiedendo un attento monitoraggio nel tempo.

La voce del paziente

Per chi convive con una patologia cronica fin dall'infanzia, la possibilità di affrontare il futuro senza il peso delle infusioni frequenti rappresenta un cambiamento profondo.

Enrico ha voluto ringraziare l'équipe che lo ha accompagnato durante tutto il percorso, rivolgendo un messaggio di fiducia anche ai giovani che convivono con la stessa malattia: credere nella ricerca, affidarsi ai professionisti e continuare a sostenere la collaborazione tra medici e pazienti significa contribuire al progresso delle cure e al miglioramento della qualità della vita.

Un risultato che rafforza la sanità campana

Per il professor Matteo Di Minno, il trattamento dimostra come la terapia genica possa offrire una risposta innovativa, consentendo al fegato di produrre in maniera stabile il Fattore IX e contribuendo a prevenire gli episodi emorragici con un approccio radicalmente diverso rispetto alle terapie tradizionali.

Anche la direttrice generale dell'AOU Federico II, Elvira Bianco, ha evidenziato il valore strategico del traguardo raggiunto. Oltre al successo clinico, l'iniziativa conferma la capacità del Servizio Sanitario Regionale di mettere a disposizione dei cittadini alcune delle tecnologie terapeutiche più avanzate oggi disponibili a livello internazionale.

Innovazione che genera speranza

L'esecuzione della prima terapia genica per l'emofilia B in Campania rappresenta molto più di un primato regionale. È la dimostrazione concreta di come ricerca, innovazione tecnologica e competenze specialistiche possano tradursi in nuove opportunità per i pazienti.

Quando la medicina riesce a trasformare anni di ricerca in una possibilità concreta di migliorare la vita delle persone, il progresso scientifico diventa un patrimonio condiviso, capace di cambiare il presente e di costruire il futuro della sanità.


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