KIRANET People: 5 minuti con… Ignazio Riccio, tra parole, storie e uno sguardo attento sul mondo

29 giugno 2026 di
KIRANET People: 5 minuti con… Ignazio Riccio, tra parole, storie e uno sguardo attento sul mondo
KIRANET srl, Silvana Delle Curti

C’è chi racconta e chi, invece, ascolta per poi restituire senso alle storie degli altri. Nella nostra rubrica “KIRANET People – 5 minuti con…” siamo abituati a vedere Ignazio Riccio dall’altra parte: lui fa le domande, sceglie le parole, costruisce i ritratti.

Questa volta abbiamo invertito i ruoli.

Ne è venuto fuori uno spaccato che parla di scrittura, responsabilità, ascolto e di un modo di stare nel mondo che non rinuncia alla profondità, nemmeno quando cambia prospettiva.

Ignazio è giornalista e scrittore, collabora con quotidiani e riviste nazionali e ha pubblicato otto libri. Tra fine anno e inizio anno nuovo sono in uscita i suoi primi due romanzi e la sua prima raccolta di poesie. È anche formatore scolastico per docenti e alunni e responsabile della Comunicazione di KIRANET, oltre che impegnato in un progetto del Terzo settore per la Fondazione Eos ETS.

Fuori dal lavoro si descrive così: “Amo leggere e scrivere. Adoro il cinema, il teatro e ogni forma artistica e culturale. Amo talmente tanto tutto ciò che ho scelto di farlo anche per lavoro”.

E ora, i 5 minuti con lui.

Quali attività ti fanno perdere la cognizione del tempo?

“Perdo la cognizione del tempo quando leggo e scrivo. Entro in un mondo popolato dai personaggi creati dagli altri autori e da quelli che nascono dalla mia immaginazione. È uno spazio in cui la realtà resta fuori e ogni storia prende vita”.

La scrittura per te è più un'idea che arriva o qualcosa che costruisci?

“Direi entrambe le cose. Di solito tutto nasce da un'immagine, una frase o una sensazione che arriva quasi all'improvviso. Quella è la scintilla. Ma il testo vero e proprio si costruisce dopo: taglio, sposto, elimino, riscrivo. L'ispirazione accende il motore, il lavoro dà forma al viaggio”.

Una piccola abitudine che non salti mai nella tua giornata?

“Alle sei del mattino leggo la rassegna stampa dei principali giornali nazionali e internazionali. È un piccolo rito quotidiano che non salto mai: mi connette con il mondo prima che inizi il resto della giornata”.

Nel tuo lavoro di comunicazione, cosa ti piace di più: ascoltare o raccontare?

“Direi ascoltare, perché le storie migliori non si inventano: si scoprono. Raccontare è la parte visibile del lavoro, ma tutto comincia dall'ascolto e dalla curiosità verso le persone e il mondo che ci circonda”.

Negli anni, c'è qualcosa che hai iniziato a vedere in modo diverso?

“Sì, il mondo che ci circonda. Da giovanissimo ero convinto che fosse possibile cambiarlo profondamente. Con il tempo ho capito che la realtà è molto più complessa e quella convinzione si è in parte trasformata. Non è però venuto meno il desiderio di fare la mia parte: oggi credo che il contributo più concreto sia vivere e lavorare con onestà, responsabilità e rispetto per gli altri. Non cambierà il mondo, forse, ma mi permette di guardarmi allo specchio con serenità”.

Un episodio fuori dall'ordinario che ti è rimasto impresso nel tempo?

“Un episodio, che considero il mio vero battesimo del fuoco da giornalista, è quello legato al giorno dell’omicidio di don Peppe Diana. Ero agli inizi e mi trovai a Casal di Principe in quelle ore, dentro una realtà improvvisamente più grande di me, carica di dolore, tensione e significato. Per un giovane cronista è un’esperienza che segna profondamente, perché ti costringe a misurarti subito con la complessità della realtà e con il peso delle parole. Quel ricordo mi accompagna ancora oggi, sia sul piano umano sia professionale. Mi ha insegnato la responsabilità dello sguardo, la necessità di essere rigorosi e il rispetto assoluto che si deve alle storie e alle persone. Non lo dimenticherò mai. A questo episodio se ne aggiunge un altro, legato al periodo in cui mi sono occupato di cinema: l’incontro con l’attore Ernesto Mahieux. Ho conosciuto un professionista straordinario, ma soprattutto una persona di grande spessore umano. Da quel rapporto è nata una bella amicizia e, successivamente, anche il libro-intervista Un attore perbene, a cui sono particolarmente legato e che considero una delle esperienze professionali più significative del mio percorso”.

Se avessi più tempo per te, cosa faresti senza pensarci troppo?

“Probabilmente, senza pensarci troppo, rallenterei. Mi concederei più tempo sul divano, a guardare una serie televisiva o un buon film, senza l'idea di dover sempre fare qualcos'altro nel frattempo. È una forma semplice di pigrizia, ma anche un modo per staccare davvero la testa e recuperare energie”.

Ignazio ci ricorda che raccontare non è mai solo un esercizio di stile, ma un atto di responsabilità. Che le storie vanno ascoltate prima ancora che scritte, e che chi sa davvero osservare non smette mai di cercare senso nelle cose, anche quando cambia prospettiva.

Ogni intervista di KIRANET People è un piccolo incontro che aggiunge una prospettiva diversa alle persone di KIRANET per lasciare emergere le loro esperienze e ciò che normalmente resta fuori scena.

Nelle prossime puntate continueremo a raccontarci, dando spazio a voci sempre nuove.

 

(L’intervista è stata realizzata da Silvana Delle Curti)


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