In sanità l'idea che "ciò che non si misura non si può migliorare" non è nuova. Cambia invece il modo di misurare. Per molto tempo la qualità di un percorso oncologico è stata valutata quasi solo con parametri clinici. Oggi cresce la consapevolezza che il valore di una cura dipende anche da come è organizzata, da quanto costa, da quanto è integrata con il territorio e da come la vivono i pazienti. Il progetto BOOM, acronimo di Breast Outputs and Outcomes Monitoring, nasce da qui.
Chi partecipa
L'iniziativa è promossa dal VIMASS Research Lab del Dipartimento di Studi Aziendali e Quantitativi (DISAQ) dell'Università degli Studi di Napoli Parthenope. Coinvolge tre istituti oncologici di riferimento per il Sud Italia: l'IRCCS Istituto Nazionale Tumori "Fondazione G. Pascale" di Napoli, l'IRCCS CROB di Rionero in Vulture e l'Istituto Tumori "Giovanni Paolo II" di Bari. Ricerca accademica e strutture sanitarie collaborano su un terreno comune, quello del management dei percorsi di cura, con l'obiettivo di sperimentare insieme, innovare l'organizzazione e condividere metodi e risultati.
Un cruscotto unico per tre ospedali
Il cuore del progetto, che dura dodici mesi, è un cruscotto multidimensionale di indicatori di esito del percorso diagnostico-terapeutico della mammella. Viene progettato, implementato e testato in modo condiviso nei tre IRCCS. La scelta di uno strumento comune ha un significato preciso. Quando tre realtà adottano gli stessi criteri di misurazione, i dati diventano confrontabili e il confronto diventa occasione di apprendimento reciproco.
Il sistema mette in relazione gli outcome clinici con quelli economico-organizzativi. A questi si aggiungono altre dimensioni di analisi: la soddisfazione dei pazienti, il livello di digitalizzazione e l'integrazione tra ospedale e territorio. Ne risulta una rappresentazione strutturata del valore prodotto lungo tutto il patient journey, dalla diagnosi in poi. Non viene fotografato soltanto il singolo momento terapeutico.
Misurare per decidere meglio
L'impostazione è quella della Value-Based Healthcare, che definisce il valore come il rapporto tra gli esiti che contano per il paziente e le risorse impiegate per ottenerli. In questa prospettiva il cruscotto non è uno strumento di controllo, ma un supporto alle decisioni. I dati raccolti diventano informazioni utili per capire come funziona davvero il percorso, individuare i punti critici e orientare gli interventi di miglioramento, sia organizzativi sia assistenziali.
Al termine del progetto è previsto un report finale con i risultati raggiunti. Seguiranno attività di disseminazione, perché le evidenze prodotte possano essere utili anche oltre i tre istituti coinvolti.