La rivoluzione digitale in sanità è ormai concreta: gli italiani cercano informazioni mediche online non più occasionalmente, ma come parte integrante della gestione della propria salute. Secondo lo studio “Salute Artificiale”, il 94,2% della popolazione consulta internet o strumenti di intelligenza artificiale (AI) per sintomi, malattie e terapie.
L’indagine, realizzata dagli istituti Sociometrica e FieldCare per Fondazione Italia in Salute e Fondazione Pensiero Solido, evidenzia come l’AI generativa – chatbot come ChatGPT, Gemini e Claude – stia cambiando le abitudini degli italiani: il 42,8% la usa regolarmente per informarsi, subito dopo Google (73,5%).
Generazioni a confronto: i giovani (18-34 anni) preferiscono l’AI (72,9%) a Google (57,4%), mentre gli over 54 rimangono fedeli al motore di ricerca tradizionale (93,1% vs 26,1%). Non è solo tecnologia, ma un diverso approccio culturale all’informazione sanitaria.
Il digitale entra nel rapporto con il medico: l’85,7% degli italiani verifica online diagnosi o terapie prima o dopo la visita, e il 62,7% di chi lo fa ha messo in dubbio almeno una volta le indicazioni ricevute. Circa il 14,1% ha modificato o interrotto terapie basandosi su informazioni trovate online o tramite AI, con rischi evidenti per la sicurezza delle cure.
Lo studio sottolinea come oggi la relazione sanitaria sia triangolare: medico, paziente e algoritmo. L’AI non è solo fonte di dati, ma interagisce in modo empatico e personalizzato, aumentando la sua autorevolezza percepita, soprattutto tra i più giovani.
Il ruolo del medico resta cruciale: diagnosi accurate, prevenzione, follow-up e interpretazione dei sintomi non possono essere sostituite dal digitale. L’informazione online può supportare la consapevolezza del paziente, ma non la sostituisce.
Il sistema sanitario italiano è chiamato a integrare strumenti digitali con educazione alla salute e alfabetizzazione scientifica, per ridurre i rischi dell’autogestione impropria e rafforzare la fiducia tra cittadini e professionisti.