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Sanità pubblica sotto pressione: meno risorse, più cittadini costretti a rinunciare alle cure

8 settembre 2026 di
Sanità pubblica sotto pressione: meno risorse, più cittadini costretti a rinunciare alle cure
Staff

Il Servizio sanitario nazionale si trova ancora una volta davanti a una sfida importante: garantire cure e servizi adeguati in un contesto caratterizzato da risorse pubbliche che, rispetto agli altri Paesi europei, continuano a risultare contenute.

A fotografare la situazione è la Fondazione Gimbe, che, in vista della discussione sulla prossima Legge di Bilancio, ha analizzato i dati sulla spesa sanitaria pubblica. Nel 2025 gli investimenti destinati alla sanità hanno rappresentato il 6,2% del Prodotto interno lordo, in lieve calo rispetto al 6,3% dell'anno precedente.

Un dato che colloca l'Italia al di sotto della media dei Paesi dell'area OCSE e di quella europea, entrambe attestate intorno al 7,1% del Pil. Il confronto diventa ancora più significativo guardando ai principali Paesi europei: la distanza dalla Germania, dove la spesa sanitaria pubblica raggiunge l'11% del Pil, sfiora i cinque punti percentuali.

Il divario non riguarda soltanto la percentuale del Pil

La differenza emerge anche considerando quanto viene destinato alla sanità per ciascun cittadino. Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana pro capite è stata pari a 3.952 dollari, circa 909 dollari in meno rispetto alla media OCSE e oltre mille dollari al di sotto della media dei Paesi europei.

Secondo Gimbe, il divario con il resto dell'Europa ha iniziato ad ampliarsi già dal 2011 e, da allora, non sarebbe più stato recuperato. Una dinamica che, nell'analisi della Fondazione, si traduce in un gap complessivo stimato in 36,1 miliardi di euro.

Ma dietro le statistiche ci sono conseguenze molto concrete.

Quando le difficoltà economiche diventano un ostacolo alle cure

L'aumento dei costi sostenuti direttamente dalle famiglie e le difficoltà di accesso ai servizi possono trasformarsi in una vera e propria rinuncia alle prestazioni sanitarie.

Nel 2024, secondo i dati richiamati da Gimbe, 5,8 milioni di persone hanno rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria, come visite specialistiche o esami diagnostici.

È uno degli aspetti più delicati della situazione: quando il sistema pubblico non riesce a rispondere in tempi e modalità adeguate, una parte dei cittadini può essere costretta a ricorrere alla sanità privata oppure a rinviare le cure. In entrambi i casi, il tema non è più soltanto economico, ma riguarda direttamente l'accessibilità e l'equità del sistema sanitario.

Non basta aumentare le risorse

Il dibattito coinvolge anche gli operatori sanitari. Per il sindacato dei medici ospedalieri Anaao Assomed, infatti, il problema non può essere affrontato esclusivamente attraverso un incremento della spesa.

La questione riguarda anche come le risorse vengono trasformate in servizi, con la necessità di rafforzare concretamente ospedali, personale, organizzazione e capacità di risposta ai bisogni dei cittadini.

È una prospettiva particolarmente importante in una fase nella quale la sanità sta attraversando una profonda trasformazione, spinta anche dalla digitalizzazione e dall'introduzione di nuove tecnologie nei percorsi assistenziali.

Il Governo: "18 miliardi in più in tre anni"

Dal Governo arriva una lettura differente dei numeri. Il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato ha sottolineato l'incremento delle risorse destinate al Fondo sanitario nazionale, ricordando che negli ultimi tre anni sarebbero stati stanziati 18 miliardi di euro aggiuntivi, di cui 6,3 miliardi nell'ultimo anno.

Il confronto politico è quindi destinato a proseguire con la prossima Legge di Bilancio, mentre resta aperta la questione centrale: come garantire la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale e, allo stesso tempo, assicurare ai cittadini un accesso alle cure realmente tempestivo ed equo.

La tecnologia come parte della risposta

In questo scenario, la trasformazione digitale della sanità assume un ruolo sempre più strategico. Innovazione, interoperabilità dei sistemi, gestione digitale delle informazioni e strumenti capaci di supportare concretamente professionisti sanitari e pazienti possono contribuire a rendere i processi più efficienti.

La tecnologia, naturalmente, non può sostituire le risorse economiche, il personale o l'organizzazione. Può però diventare un moltiplicatore di efficienza, aiutando le strutture sanitarie a utilizzare meglio ciò che hanno a disposizione e a costruire percorsi di cura più integrati.

È proprio in questo punto di incontro tra sanità, organizzazione e innovazione tecnologica che si gioca una parte importante della trasformazione del sistema sanitario italiano.

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