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KIRANET People: 5 minuti con… Giuseppe Manzi: la leggerezza di saper ascoltare

21 settembre 2026 di
KIRANET People: 5 minuti con… Giuseppe Manzi: la leggerezza di saper ascoltare
Staff

Ci sono giornate che sembrano avere sempre un’ora in meno. Il tempo corre tra impegni, telefonate, cose da fare e pensieri che si accavallano, lasciandoci spesso con la sensazione di essere già proiettati verso quello che viene dopo. E allora un’ora in più, da vivere senza fretta, può diventare davvero un piccolo lusso.

Per Giuseppe Manzi, forse, quella pausa ha un significato particolare. Perché tra le cose che raccontano il suo modo di essere ci sono proprio la capacità di ascoltare, il piacere del confronto e la ricerca di momenti in cui rallentare: un aperitivo in compagnia, una passeggiata con il suo cane, la musica nelle cuffie o semplicemente un po’ di tempo per sé.

Informatico, Giuseppe lavora dal 2019 nel settore Healthcare, dove ha avuto modo di ricoprire diversi ruoli, tra cui quello di Help Desk. In KIRANET è oggi Support Specialist presso il presidio ospedaliero Anna Rizzoli di Ischia, dove si occupa di assistenza e formazione del personale sanitario nell’utilizzo della Cartella Clinica Elettronica.

Un lavoro che richiede competenze tecniche, ma anche una qualità che Giuseppe individua senza esitazione quando gli chiediamo cosa sappia fare sorprendentemente bene: ascoltare le persone.

Ed è proprio da qui che parte questa ultima puntata di KIRANET People: 5 minuti con…, per conoscere Giuseppe attraverso il suo modo di stare nel lavoro, nelle relazioni e, soprattutto, nel tempo.

“Fuori dal lavoro mi piace godermi il tempo libero e stare in compagnia, magari davanti a un aperitivo, ma ho piacere anche a ritagliarmi i miei momenti di tranquillità. Ascolto molta musica e amo fare lunghe passeggiate con il mio cane”.

Qual è una cosa che fai meglio quando nessuno ti guarda?

“Non credo di avere una cosa in particolare in cui spicco quando nessuno mi guarda. Quando faccio qualcosa, non cambia molto per me che ci sia qualcuno ad osservarmi oppure no: cerco semplicemente di farla al meglio delle mie possibilità”.

Qual è una piccola cosa della tua infanzia che ti piacerebbe ritrovare oggi?

“La capacità di prendere le cose con più leggerezza”.

In quale situazione tiri fuori il lato più testardo del tuo carattere?

“Non mi considero una persona particolarmente testarda, anzi, mi piace confrontarmi e non ho problemi a cambiare idea quando mi rendo conto che c’è un modo migliore di vedere le cose”.

Se potessi regalarti un’ora in più al giorno, come la useresti?

“La userei per me, dedicandomi a qualcosa che mi piace, senza avere la sensazione di dover correre. Credo che un’ora in più da vivere con calma sarebbe un piccolo lusso”.

C’è qualcosa che sai fare sorprendentemente bene?

“Ascoltare le persone”.

Quando capisci che puoi fidarti davvero di qualcuno?

“La fiducia, per me, deve essere costruita nel tempo. Sono soprattutto i comportamenti, più delle parole, a farmi capire che posso davvero fidarmi di qualcuno”.

Che cosa significa per te sentirti parte di una squadra?

“Significa sentire di poter dare il proprio contributo e, allo stesso tempo, sapere di poter contare sugli altri. Una squadra funziona davvero quando ogni singola persona percepisce concretamente che la propria presenza conta e che il gruppo funziona meglio quando ci sono tutti”.

Nelle risposte di Giuseppe c’è un filo che unisce aspetti apparentemente diversi: la misura. Non sentirsi particolarmente testardo, essere disposto a cambiare idea, cercare di fare bene ciò che si sta facendo anche quando nessuno guarda, dare valore all’ascolto e alla fiducia che si costruisce nel tempo.

E poi c’è quella leggerezza che vorrebbe ritrovare dall’infanzia. Non come desiderio di tornare indietro, ma quasi come promemoria: nella vita, anche quando gli impegni aumentano e le responsabilità diventano più numerose, dovrebbe restare uno spazio per respirare, per stare bene e per fare le cose senza la sensazione di dover sempre correre.

È un modo di vedere le relazioni che si ritrova anche nell’idea di squadra: esserci, dare il proprio contributo e sapere che la propria presenza ha un peso nel risultato comune. Perché un gruppo non è fatto soltanto dalla somma delle competenze, ma anche dalla consapevolezza che ognuno conta.

Forse è proprio qui che si incontrano tutti i suoi racconti: fare bene ciò che si ha davanti, ascoltare prima di giudicare, lasciare che la fiducia abbia il tempo di costruirsi. E, quando possibile, concedersi anche il lusso di non dover sempre correre.

 

(L’intervista è stata realizzata da Ignazio Riccio)

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