Ogni progetto che portiamo avanti in KIRANET è frutto di competenza, precisione e dedizione. Ma dietro numeri, obiettivi e scadenze ci sono persone con storie, passioni e piccoli rituali che rendono unico il nostro lavoro quotidiano.
Con la rubrica “KIRANET People – 5 minuti con…” vogliamo andare oltre i ruoli e scoprire chi siamo davvero, cosa ci muove e cosa ci ispira. Oggi conosciamo meglio Rosario Iorio, Project Manager con una grande attenzione ai dettagli e all’eccellenza dei progetti che segue.
Laureato in Ingegneria Biomedica, Rosario unisce competenza tecnica e dedizione, assicurandosi che ogni fase dei progetti risponda agli standard richiesti. Ma chi è Rosario al di fuori dell’ufficio?
“Sono lo stesso Rosario che si vede in ufficio. Mi definirei 'nu brav uaglion': tranquillo, sempre pronto a dare una mano, che non si prende molto sul serio, ma che mette il cuore in quello che fa e nelle vicende dell'altro. Permaloso, ma sempre disposto a chiedere scusa. Non ho talenti particolari, sono riservato e amo i miei spazi, che riempio con libri (letti ad alta voce), serie tv, sport e lunghe camminate. A casa ho una bacheca per fissare foto ricordo, bigliettini, ritagli di giornale e citazioni d'autore. Quello che sono lo devo alla mia famiglia, alle persone incontrate nei miei percorsi in Azione Cattolica e nella Populorum Progressio Odv, ai miei amici (pochi, ma buoni!). La mia strategia di vita? La speranza 'attiva'. Perché lo so: alla fine i buoni vincono sempre e se non vincono è solo per un bene superiore che ancora non vediamo”.
Rosario, se avessi un mese libero e nessun obbligo: cosa faresti?
“Mi sembrerebbe l'occasione perfetta per vivere l'esperienza del Cammino di Santiago”.
Una cosa che vorresti fare più spesso?
“Il pensiero di dover preparare la valigia mi atterrisce, ma vorrei viaggiare decisamente di più”.
Cosa difendi sempre, anche quando è scomodo?
“I miei valori (almeno ci provo) e la possibilità di esprimere sé stessi, per me e per gli altri. Se c'è una cosa che mi fa arrabbiare è volere apparire diversi da ciò che si è o il doverlo fare perché il contesto non permette”.
Dove stai crescendo senza quasi accorgertene?
“Nel lasciar correre e nell'affrontare con serenità le difficoltà, mi viene sempre più naturale dare una possibilità in più a percorsi e persone. Preferisco ricominciare, anziché fermarmi. Il mio motto è: 'Non siamo gli errori che commettiamo'”.
In cosa ti senti ancora “a metà strada”?
“Non ho ancora imparato a superare i timori e i dubbi che mi bloccano quando devo lanciarmi in una sfida o sfruttare un’occasione che reputo positiva per me e per la mia crescita. Mi manca un pizzico di autostima e fiducia, ma per fortuna la mia famiglia e i miei amici sono lì a spronarmi ogni giorno”.
Qual è un rischio che ha avuto senso correre?
“Non mi viene in mente nulla di particolare, ma ogni volta che ho scelto l’alternativa meno comoda per fare un passo in avanti, non me ne sono mai pentito. Come ho detto prima, ho un club di supporter importante, ma, in particolare, da qualche anno c'è un’amica che riesce a infondermi il coraggio di fare cose che non pensavo possibili”.
Se potessi rivivere un giorno qualunque della tua vita (non uno speciale), quale sceglieresti?
“Un giorno di fine agosto 2023: l’ultima volta che ho visto di persona la cara Valentina. L'abbraccerei più a lungo al momento del saluto, ma so anche che, dov’è ora, mi sente quando le dico che le voglio bene”.
(L’intervista è stata realizzata da Ignazio Riccio)