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LEA 2024, promossa anche la Campania. Ma crescono gli italiani che rinunciano alle cure

29 settembre 2026 di
LEA 2024, promossa anche la Campania. Ma crescono gli italiani che rinunciano alle cure
Staff

C'è un numero che racconta il 2024 della sanità italiana meglio di qualsiasi classifica: 5,8 milioni. Sono le persone che, pur avendo ricevuto una prescrizione per una visita o un esame, hanno finito per rinunciarvi. In un solo anno la loro quota sulla popolazione è passata dal 7,6% al 9,9%. Nello stesso periodo, però, le Regioni e Province autonome giudicate in regola con i Livelli Essenziali di Assistenza sono salite da 13 a 18 su 21.

Due dati che viaggiano in direzioni opposte e che la Fondazione GIMBE ha scelto di mettere uno accanto all'altro nella sua analisi indipendente del monitoraggio ministeriale. La conclusione del presidente Nino Cartabellotta è netta: più che un miglioramento improvviso dell'assistenza, il risultato rivela quanto sia debole lo strumento di valutazione nel cogliere se i cittadini riescano davvero a ottenere ciò che spetta loro.

Un esame con l'asticella bassa

Per capire il paradosso bisogna guardare a come funziona la verifica. Il Nuovo Sistema di Garanzia, in vigore dal 2020, conta 88 indicatori, ma la promozione si gioca su un sottoinsieme di 27, detti CORE, distribuiti in tre ambiti: prevenzione e sanità pubblica, assistenza sul territorio, assistenza ospedaliera. In ciascuno si ottiene un voto da 0 a 100 e basta raggiungere 60 in tutti e tre per risultare adempienti.

È proprio questa soglia il primo bersaglio delle critiche. Sei delle diciotto Regioni promosse hanno almeno un ambito fermo tra 60 e 69. GIMBE ha provato a spostare l'asticella: a quota 70 le promosse scenderebbero a dodici, a quota 80 appena a cinque. La Fondazione precisa che un 60 non equivale a garantire il 60% delle prestazioni, ma l'esercizio basta a mostrare quanto il filtro sia poco selettivo. E c'è un effetto collaterale: una volta superata la sufficienza, il sistema non distingue chi galleggia appena sopra da chi sfiora l'eccellenza, togliendo di fatto un incentivo a migliorare.

Chi resta fuori dalla fotografia

Il secondo limite riguarda ciò che gli indicatori non vedono. Tempi di attesa, agende chiuse, difficoltà di prenotazione, distanza dai servizi, continuità dei percorsi di cura: aspetti che per il paziente fanno la differenza tra curarsi e rinunciare, ma che la valutazione non rileva in modo sistematico. Le medie regionali, inoltre, appiattiscono differenze anche rilevanti tra aziende sanitarie, tra città e aree interne, tra fasce sociali. In sostanza, la pagella misura bene ciò che accade a chi entra nel sistema e molto meno la condizione di chi ne resta ai margini.

Una mappa che non cambia

Tra le buone notizie del 2024 c'è la Campania, che risulta adempiente in tutti e tre gli ambiti di valutazione e conquista così la promozione. Un traguardo significativo per una Regione a lungo sotto osservazione, anche se la graduatoria complessiva elaborata da GIMBE invita a non abbassare la guardia: con 209 punti la Campania si colloca nella fascia più bassa, davanti a Bolzano (206), Basilicata (205), Sicilia (196), Molise (192) e Calabria, ultima con 189. Al vertice il Veneto (288), seguito da Emilia-Romagna (282) e Toscana (280). Tra le prime dieci figura una sola Regione del Sud, la Puglia; tra le ultime sette, Bolzano a parte, solo Regioni meridionali.

Le tre bocciature arrivano da Calabria, insufficiente nell'assistenza territoriale, e da Sicilia e Bolzano, entrambe sotto soglia nella prevenzione. Non mancano segnali di recupero: quindici Regioni migliorano rispetto al 2023, con balzi notevoli per Valle d'Aosta (+48) e Abruzzo (+47), mentre le Marche registrano il calo più marcato (-11). Progressi reali negli indicatori, avverte però la Fondazione, che non si traducono automaticamente in cure più accessibili.

Misurare il bisogno, non solo l'offerta

La proposta rivolta a Ministero e Regioni è una revisione complessiva delle regole: più indicatori, soglie più esigenti, dati tempestivi e soprattutto strumenti capaci di rilevare accesso effettivo, liste d'attesa, rinunce, esiti e disuguaglianze territoriali.

È una questione che chi lavora nella tecnologia per la sanità conosce bene: la qualità di una decisione dipende dalla qualità del dato su cui si fonda. Contare le prestazioni erogate è necessario, ma non sufficiente. Finché non si misurerà con la stessa precisione la domanda di salute rimasta senza risposta, il rischio indicato da GIMBE resterà concreto: un sistema che certifica la propria adeguatezza mentre, per milioni di persone, il diritto alla cura continua a dipendere dal luogo in cui vivono.

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