L’IA nella sanità italiana corre, ma l’adozione resta frenata da limiti strutturali

20 aprile 2026 di
@kiranet.it

L’Intelligenza artificiale è ormai una presenza concreta nel settore MedTech italiano, che si conferma tra i più dinamici in Europa. Secondo il primo studio nazionale “AI Adoption Gap in Healthcare”, realizzato dall’Osservatorio Tech4GlobalHealth dell’Università Campus Bio-Medico di Roma insieme a Intesa Sanpaolo e basato su un campione di circa 300 aziende tra startup e PMI, il 78% delle imprese del comparto utilizza già soluzioni di IA, mentre oltre il 60% è impegnato in fasi avanzate di sviluppo e validazione.

Nonostante questa forte diffusione tecnologica, il passaggio dall’innovazione alla pratica clinica rimane lento. Le soluzioni basate su IA faticano ancora a integrarsi stabilmente nei processi del Servizio Sanitario e a tradursi in cambiamenti organizzativi diffusi.

Le ragioni non sono legate alla maturità tecnologica, quanto piuttosto a fattori strutturali. Le aziende indicano come principali ostacoli la complessità dei percorsi regolatori, la difficoltà nel reperire competenze specialistiche per certificazione e validazione e le limitazioni nell’accesso ai finanziamenti. Si tratta quindi di barriere sistemiche che incidono sull’intero ciclo di vita dell’innovazione.

Lo studio sottolinea la necessità di un intervento coordinato tra tutti gli attori dell’ecosistema: istituzioni regolatorie, imprese e sistema sanitario. Tra le priorità emergono la semplificazione e maggiore prevedibilità dei processi autorizzativi, lo sviluppo di infrastrutture dati interoperabili, la definizione di modelli di adozione sostenibili nel contesto del procurement pubblico e un rafforzamento diffuso delle competenze, non solo tecniche ma anche organizzative e manageriali.

Un ulteriore elemento chiave riguarda la capacità di trasformare le evidenze in impatto reale: senza una connessione più forte tra ricerca, industria e sistema sanitario, il rischio è che molte soluzioni innovative restino confinate alla fase sperimentale.

Le attività dell’Osservatorio si integrano con le analisi del Research Department di Intesa Sanpaolo e con la collaborazione del LIFT Lab della SDA Bocconi, che approfondisce gli aspetti economici e organizzativi legati all’innovazione nelle scienze della vita, con particolare attenzione alla scalabilità delle soluzioni.

Secondo Leandro Pecchia, direttore del Tech4GlobalHealth e docente di Ingegneria Biomedica, la sfida principale non è più soltanto tecnologica, ma di sistema: l’innovazione sanitaria tende a concentrarsi nei grandi centri, mentre le esigenze più urgenti emergono spesso a livello territoriale. Per questo, la trasformazione digitale richiede un approccio più integrato, capace di superare frammentazioni normative e organizzative.

Anche dal mondo bancario e della ricerca applicata arriva una conferma della centralità strategica del settore life science, soprattutto in un contesto segnato da cambiamenti demografici e crescente pressione sui sistemi sanitari. In questa prospettiva, la collaborazione tra università, industria e istituzioni viene vista come elemento chiave per accelerare innovazione, formazione e trasferimento tecnologico.

Il progetto Tech4GlobalHealth, che coinvolge ricercatori internazionali e un team multidisciplinare attivo tra Europa e Africa, si configura come un hub di ricerca e sperimentazione. Recentemente riconosciuto come WHO Collaborating Center for Biomedical Engineering for Global Health, il laboratorio rafforza il proprio ruolo nella produzione di evidenze e nella traduzione delle stesse in politiche e applicazioni concrete, con l’obiettivo di ridurre il divario tra innovazione e adozione reale.


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