Il digitale non è più un’opzione, ma una necessità per il nostro sistema sanitario. L’innovazione tecnologica in sanità, infatti, può trasformarsi in uno strumento concreto per affrontare le criticità strutturali, tra difficoltà di accesso alle cure e costi in continua crescita.
Il dibattito recente su governance, standard e interoperabilità lo conferma: senza regole comuni, piattaforme e progetti rischiano di restare isolati, senza generare benefici misurabili per pazienti e operatori.
I numeri parlano chiaro. Nel 2024 quasi 6 milioni di italiani (9,9%) hanno rinunciato ad almeno una visita o a un esame diagnostico, in aumento rispetto ai 4,5 milioni del 2023. Le liste d’attesa restano la causa principale, seguite da ostacoli economici e logistici.
La pressione sugli ospedali non accenna a diminuire. Gli accessi ai pronto soccorso nel 2024 hanno sfiorato i 19 milioni, e più della metà delle strutture monitorate segnala il fenomeno del “boarding”: pazienti costretti a restare in PS in attesa di un posto letto, spesso su barella.
Anche la sostenibilità economica richiede interventi strutturali. La spesa farmaceutica italiana ha raggiunto 37,2 miliardi di euro nel 2024, con un aumento del 2,8% rispetto all’anno precedente. Il Servizio sanitario nazionale copre il 72% di questa cifra, a sottolineare quanto la sfida non sia solo tecnologica, ma anche legata a governance e appropriatezza.
Telemedicina e interoperabilità non sono più strumenti “aggiuntivi”: rappresentano leve strategiche per spostare parte dell’assistenza sul territorio, alleggerire gli ospedali e garantire continuità di cura.
La sfida non è più decidere se adottare il digitale, ma come farlo in modo integrato: standard condivisi, sicurezza dei dati, capacità di misurare l’impatto clinico ed economico. Perché ogni progetto isolato rischia di restare solo un esperimento, mentre una strategia coordinata può davvero trasformare la sanità italiana.