Sanità, italiani sempre più tra liste d’attesa e prestiti: nel 2025 quasi 14 milioni rinunciano alle cure

3 febbraio 2026 di
@kiranet.it

I tempi di attesa nella sanità pubblica continuano a rappresentare un ostacolo significativo per milioni di italiani. Secondo l’indagine commissionata da Facile.it all’istituto mUp Research, nel 2025 il tempo medio di attesa per una prestazione pubblica è stato di 87 giorni, con un picco di 91 giorni nel Mezzogiorno. Nel privato, invece, la stessa prestazione si ottiene mediamente in 18 giorni, senza grandi differenze territoriali.

La situazione peggiora in alcune specialità: le visite oculistiche richiedono fino a 116 giorni nel pubblico (contro i 15 nel privato), mentre per la dermatologia si arriva a 118 giorni (25 giorni nel privato).

Oltre alle lunghe attese, quasi 7 pazienti su 10 si sono scontrati con le cosiddette “liste d’attesa chiuse”, trovando impossibile prenotare la prestazione necessaria. Per ovviare a questi limiti, molti italiani si rivolgono alla sanità privata: nel 2025 circa 26 milioni di persone hanno scelto strutture private, mentre 13,6 milioni hanno rinunciato ad almeno una prestazione per tempi troppo lunghi o costi elevati.

Il prezzo della sanità privata è tutt’altro che simbolico: la spesa media per una prestazione è di 325 euro, con valori che variano dai 102 euro per esami del sangue fino a oltre 700 euro per l’odontoiatria. Solo il 23% degli italiani dispone di un’assicurazione sanitaria che copre in tutto o in parte queste spese, con nette differenze territoriali: 28,9% al Nord, 25% al Centro e appena 15% al Sud.

Per chi non è assicurato, il ricorso ai prestiti è sempre più frequente. Nel 2025 circa 1,7 milioni di italiani hanno chiesto un prestito per coprire spese mediche, con un importo medio di 5.800 euro. Dieci anni fa, nel 2015, le richieste erano decisamente inferiori sia in numero sia in importo, attestandosi a poco meno di 8.000 euro. Gli esperti sottolineano come oggi il credito al consumo non sia più uno strumento riservato a interventi straordinari e costosi, ma venga utilizzato anche per cure più comuni come esami diagnostici e odontoiatria, permettendo alle famiglie di dilazionare la spesa senza rinunciare alle cure.

L’indagine evidenzia inoltre come la rinuncia alle cure sia più diffusa nelle regioni del Centro-Sud (36%) rispetto al Nord (29%). Le prestazioni più spesso sacrificate sono visite specialistiche (80%), esami diagnostici (52%) e, in misura minore, interventi chirurgici (16%). Le ragioni principali della rinuncia restano i lunghi tempi di attesa nel pubblico (63%) e i costi elevati nel privato (62%).

Un fenomeno collegato è la migrazione sanitaria: circa 2,6 milioni di italiani nel 2025 hanno dovuto spostarsi fuori regione per ricevere cure, con Lazio, Emilia-Romagna e Lombardia come principali destinazioni.

Il quadro che emerge dall’indagine è chiaro: la sanità italiana, pur offrendo prestazioni di qualità, mostra criticità strutturali importanti in termini di tempi di accesso e copertura assicurativa. La scelta tra rinviare una prestazione, sostenere un costo elevato


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